Farmaci per l'ADHD: benefici superiori ai rischi cardiaci

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Farmaci per l'ADHD: benefici superiori ai rischi cardiaci

I ricercatori hanno scoperto che i farmaci per l'ADHD hanno solo effetti minimi sulla pressione sanguigna e sulla frequenza cardiaca dopo settimane o alcuni mesi di utilizzo.

Lo studio, pubblicato su The Lancet Psychiatry, rappresenta l'analisi più ampia e completa degli effetti cardiovascolari dei farmaci per l'ADHD, basata su dati provenienti da 102 Studi Clinici randomizzati, con oltre 22.700 partecipanti.

"Quando si tratta di assumere qualsiasi farmaco, rischi e benefici devono sempre essere valutati insieme", afferma il professor Samuele Cortese, autore principale dello studio. "Abbiamo riscontrato un lieve aumento generale della pressione sanguigna e del battito cardiaco nella maggior parte dei bambini che assumono farmaci per l'ADHD. Altri studi mostrano chiari benefici in termini di riduzione del rischio di mortalità e miglioramento delle funzioni accademiche. Nel complesso, il rapporto rischio-beneficio è rassicurante."

Il team internazionale ha scoperto che tutti i farmaci per l'ADHD sono associati a effetti lievi sui parametri cardiovascolari. Con l'eccezione della guanfacina (che porta a una diminuzione della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca), gli altri farmaci hanno causato lievi aumenti di questi parametri.

Non sono state trovate differenze significative tra stimolanti (metilfenidato e anfetamina) e non-stimolanti (atomoxetina e viloxazina) per quanto riguarda gli effetti sulla pressione sanguigna e sulla frequenza cardiaca.

I ricercatori sottolineano l'importanza del monitoraggio regolare dei parametri cardiovascolari in tutti i pazienti sottoposti a trattamento per l'ADHD, indipendentemente dal tipo di farmaco somministrato.

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