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Lo stigma nasce dalla paura e dall'ignoranza

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Lo stigma nasce dalla paura e dall'ignoranza

Una radice comune per due stigme diverse

Lo stigma non è una reazione irrazionale isolata. È, da una prospettiva evolutiva, un meccanismo di protezione: un modo con cui i gruppi sociali hanno cercato di difendersi da pericoli percepiti, che si trattasse di malattie infettive, comportamenti devianti o valori conflittuali. Il problema sorge quando questo meccanismo si attiva sulla base della paura e della disinformazione, non della realtà.

Uno studio pubblicato nel 2025 su Psychiatry Investigation, condotto su 1.500 adulti, ha confrontato per la prima volta i meccanismi che generano lo stigma verso le malattie mentali con quelli che hanno prodotto lo stigma verso il COVID-19. La conclusione è sorprendente nella sua semplicità: i due stigmi funzionano allo stesso modo. E si combattono allo stesso modo.

Cosa aumenta lo stigma, cosa lo riduce

I dati sono chiari. Nel caso del COVID-19, lo stigma era significativamente più alto nelle persone con una forte paura del contagio e con conoscenze limitate sulla malattia. Chi aveva già contratto il virus mostrava punteggi di stigma significativamente più bassi rispetto a chi non lo aveva mai avuto, 6,4 contro 7,0 sulla scala utilizzata.

Lo stesso schema emerge per le malattie mentali. I partecipanti con maggiori conoscenze sui trattamenti psichiatrici manifestavano meno stigma. E chi aveva avuto un contatto diretto con una persona affetta da un disturbo mentale, che fosse un amico, un familiare o un paziente, mostrava punteggi di stigma significativamente inferiori rispetto a chi non aveva vissuto questa esperienza: 23,6 contro 24,9.

La conclusione dei ricercatori è diretta: lo stigma nasce dall'ignoranza e si nutre della paura. La conoscenza e l'esperienza diretta lo riducono.

La personalità conta, ma non come ci aspetteremmo

Lo studio ha identificato alcune caratteristiche di personalità associate a livelli più elevati di stigma. Il nevroticismo, caratterizzato da Ansia, instabilità emotiva e tendenza all'apprensione, era correlato positivamente allo stigma sia verso il COVID-19 che verso le malattie mentali. Le persone con alto nevroticismo tendono a percepire le minacce in modo più intenso e a mantenere una distanza sociale maggiore da chi viene considerato "diverso" o "pericoloso".

La coscienziosità, ovvero l'Attenzione ai dettagli, il rigore e la tendenza all'autoregolazione, era invece associata a uno stigma più alto verso le malattie mentali. I ricercatori suggeriscono che ciò potrebbe collegarsi a una correlazione documentata tra coscienziosità e autoritarismo di destra, che a sua volta predice atteggiamenti negativi verso le persone con disturbi psichici.

Un altro fattore rilevante è l'età: le persone più anziane manifestavano stigma più elevato in entrambi i casi, probabilmente per una ridotta capacità di sopprimere le associazioni distorte attivate automaticamente, ma anche per una minore esposizione a informazioni corrette sulla Salute Mentale.

Cosa funziona davvero contro lo stigma

Lo studio conferma una gerarchia chiara degli interventi anti-stigma. Il contatto diretto con persone affette si è rivelato la strategia più efficace nel breve termine, più efficace dei soli programmi educativi o delle campagne di advocacy. L'esperienza vissuta cambia gli atteggiamenti più in profondità rispetto alla conoscenza intellettuale.

Questo non significa che l'educazione non conti. Al contrario: le informazioni corrette riducono la paura, e la paura ridotta diminuisce lo stigma. La combinazione tra conoscenza e contatto diretto sembra essere la formula ottimale.

Le implicazioni sono concrete: le campagne di salute pubblica dovrebbero includere sistematicamente le voci delle persone con esperienza vissuta, non solo statistiche e spiegazioni cliniche. E i programmi anti-stigma nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle istituzioni sanitarie dovrebbero creare opportunità reali di interazione, non soltanto di informazione.

La lezione della pandemia che non abbiamo imparato

Il COVID-19 è Stato, in questo senso, un esperimento sociale involontario. Milioni di persone hanno vissuto sulla propria pelle cosa significa essere stigmatizzati per una malattia, essere evitati, giudicati, esclusi. E chi ha contratto il virus ha sviluppato, in media, meno stigma verso gli altri malati.

È esattamente il meccanismo che la psichiatria conosce da decenni nel caso delle malattie mentali: chi ha vissuto o ha visto da vicino la sofferenza, giudica meno. Lo stigma, in fondo, è la distanza tra noi e ciò che non capiamo. E quella distanza si riduce non con le leggi o le campagne, ma con la vicinanza reale all'altro.